Invenzione

Aveva un portamento che incantava, non era neppure bellezza – quella cosa con cui frettolosamente definiamo l’eleganza -, era anima che fuoriusciva dalle membra e diventava nuvola, erano passi leggeri su foglie di bosco, erano sguardi come lanterne di carta liberate nel cielo nelle sere d’estate.
Però che diavolo di invenzione.
Quel mix assurdo, le rotondità, l’accoglienza, la respingenza, l’istinto e poi l’imbufalire e il respiro di seta.
Un rompicapo, la follia, l’energia, la simpatia, fragilità e dolcezza – ma non sempre-.
I contorsionismi, le domande innocenti e invece no, calcolate, le risposte incomprensibili: ma che avrà voluto dire?
La partita a scacchi, la delicatezza, la forza, resistere al dolore, sciogliersi in un tramonto, capire quasi tutto, arrivarci prima, mandare tutto a puttane, rifare da capo, impazzire, rinvenire ma poi ricominciare.
Che diavolo di invenzione sono le donne. Ma com’è che le hanno fatte così?