La Terza Classe

Quando Gianni chiamò, ero in fila alle poste a pagare qualcosa. Succedono spesso lì le cose strane. Dopo qualche convenevole, mi dice:
– Ho una cosa da proporti
che detta così potrebbe far pensare chissà cosa, ma siccome ci conosciamo ormai da tempo, avevo intuito che si trattava di qualcuna delle cose strane che ogni tanto facciamo.
– E’ una cosa a cui tengo molto, anche perchè lo sai che io ne faccio parte.
Mentre consultavo il numerino della fila, pensai: di che cacchio farà parte, mò? massoneria, no, non è il tipo.. agenti segreti, nemmeno. Per fortuna mi aiuta con un elemento.
– Da quando sono arrivato in Italia, ho sentito forte questo tema, e ho pensato di buttare giù qualche appunto, ma devi vedere se ti piace.
Gianni parlava di emigrazione. I suoi genitori sono stati dall’altra parte del mondo per più di mezza vita prima di far ritorno alla loro Calabria, dalla quale successivamente lui si è trasferito a Potenza, ecco perchè per lui il problema è particolarmente sentito. Certo che mi piace, porcavacca. A quel punto uscii dall’ufficio perchè quello che mi diceva era più importante che pagare uno stupido bollettino.
Mi disse cosa aveva pensato e quale taglio dare allo spettacolo, e che dovevo solo ricucire i vari pezzi ma che l’idea di massima c’era tutta. Mi misi al lavoro quasi subito, sistemai quegli appunti che mi aveva mandato e che erano già più che sufficienti a tenere assieme il tutto, musiche comprese.
Non siamo certo in grado di affrontare tutto il problema emigrazione, così ci siamo limitati a poche storie tra le migliaia che si possono raccontare. Ci sono sembrate tra quelle più emblematiche per capire, dal di dentro, cosa scattava in questi italiani che facevano le valigie e cambiavano il loro mondo da un momento all’altro.
Più delle statistiche, più della sociologia e dell’antropologia, ci interessava sapere che pensieri facessero le persone, le loro ansie, le loro aspettative, le enormi paure che dovevano affrontare: il viaggio, la lingua, il mondo sconosciuto, loro che sì e no conoscevano il posto dove erano nati. Tutto si può dire di queste persone tranne che abbiano avuto vite facili, e volevamo provare a raccontare cosa volesse dire per milioni di persone affrontare quelle sfide abnormi, spesso al prezzo della vita.
A noi è piaciuto molto. Speriamo che piaccia un po’ anche a voi.
Ah, la bolletta non l’ho più pagata, ora mi aspetta l’Equitalia.
Mi sa che se continua così devo imbarcarmi pure io. Ovviamente in terza classe.