Le passeggiate nel borgo

A un certo punto, immaginiamo passeggiate.

Ci è sempre piaciuto il concetto di passeggiare, anche se, una volta tanto, la lingua inglese ha un verbo ancora più appropriato dei nostri per dire quello che intendiamo: to stroll. Che vorrebbe somigliare un po’ al nostro: andare a zonzo, ma direi meglio: cazzeggiare, guardare che c’è in giro. Insomma non c’è un verbo italiano che descrive esattamente questa attività. Strano, perché noi poi abbiamo un verbo un po’ per tutto. Comunque, queste passeggiate sono organizzate in vari paesini, ed hanno lo scopo di far conoscere questo immenso patrimonio paesaggistico presente in Basilicata, certi borghi dal sapore antico e dalla gente curiosa, che sta lì, ad accogliere il visitatore con quegli occhietti piccoli che sanno di domande non fatte, ma che se fossero esplicitate, si tradurrebbero in: “Signò, e Voi siete venuti proprio a vedè chell che tnimm cà?”

Le passeggiate hanno anche il senso di vedere mostre per locali e forestieri, e sono spesso esposizioni d’arte, esibizioni musicali, un qualche spettacolo, e poi “loro”: quelle vecchie case, quelle vecchie pietre, quei vecchi portali, quella gente bellissima che ancora si sorprende. E le passeggiate nelle geografie del ricordo sono iniziate da un borgo scomparso dalle cartine geografiche, un posto in cui che la gente se n’è andata da un pezzo, e quindi niente sguardi interrogativi, ma solo antiche pietre. Campomaggiore Vecchio, un paese fatto essenzialmente da ruderi.

I ruderi a volte perdono il significato classico al quale si riferiscono normalmente per entrare in un immaginario carico di suggestione che sa di antico, di vite vissute e poi andate via, di un passato che si respira attraverso quei mattoni che sono rimasti in piedi a dispetto delle frane e dei terremoti.

È un po’ la ripetizione moderna del sogno del conte Rendina: come lui distribuì la terra ai cittadini locali per abbattere la povertà, allo stesso modo si prova a condividere l’arte e la tradizione di un luogo per scacciare l’oblìo.  

E poi proseguono per altri borghi, come Viggiano, Baragiano,  Pietrapertosa, Castelmezzano, forse altri. La bellezza di un percorso è che le mète successive non sono state ancora definite con esattezza. Esattezza è proprio una parola che non si può usare, nelle passeggiate. Perché spesso si cambia strada, anche se c’è un itinerario, si torna indietro, poi si va avanti e ci si perde, anche. Come se fosse un labirinto. Perdersi è una condizione essenziale delle passeggiate. Tanto la strada principale, prima o poi, si ritrova sempre. Purtroppo.

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