L’utopia nascosta sotto i pini

Quando imbocchi la Basentana e cerchi qualche indicazione
O vai  ad est oppure ad ovest: non c’è altra direzione
Da un lato si va verso i latini, dall’altro verso i greci
E a metà di quella strada trovi il ponte di Musmeci
È come un animale poggiato sulle zampe
Ci cammini sul dorso come fosse un elefante
La luna si sta affacciando dietro palazzi arrampicati (*)
Stanno l’uno sopra l’altro, sembrano riempire il monte
Forse per il freddo sono stati costruiti più vicini
Sembra un’utopia nascosta sotto i pini.
Eppure c’è qualcosa che ti incuriosisce
Vuoi scoprire cosa di questo luogo ti stupisce.
Devi proseguire come se volessi entrarci dentro
E così ti trovi all’improvviso sotto un muraglione
Sei a corso XVIII agosto, in pieno centro
Qualcuno dice che quello è il protettore
Benedice da un’edicola come fosse un salvatore.
Prosegui verso la Torre del Conte di Guevara
Poi arrivi in una piazza chiamata Polmonite
Un vecchio cartello ti segnala Via Pretoria
Ci sono palazzi intorno, una strada lunga e un’aria mite
Vetrine illuminate, profumo di caffè, poca baldoria.
Davanti ad una chiesa un ricordo si affaccia alla memoria
Chiedi a qualcuno come mai ci sia la porta chiusa
A quel punto i pensieri se ne vanno, tristi e alla rinfusa.
La tua passeggiata si può dire ormai conclusa
E quando esci dalla città, tornando sulla Basentana
Ti rimane sul viso quell’aria di tramontana
E quei palazzi sistemati come piante rampicanti
Che stanno sul monte per proteggersi dal vento
Mille prefabbricati con gente senza nome
Cento scale da salire e un quartiere tutto di cemento.

 

(*) Giorgio Bocca in un vecchio articolo definì Potenza “la città dei grattacieli zoppi” poichè in certe salite ci sono palazzi che da una parte sono di 4 o 5 piani, mentre dall’altra parte sono anche di 10 o 12 piani.