Ombrelloni

“Estate sei calda come i baci che ho perduto”. Rumori leggeri di onde pigre, bambini tirano piccole urla di divertimento, ombrelloni colorati fermano la corsa dei raggi spietati di sole sulla sabbia arsa creando ottagoni d’ombra, infaticabili uomini di colore passano con etniche mercanzie e antiche cortesie. Tutto intorno è frinire di cicale.

Ombrelloni 1/3. L’asciugamano in orizzontale sostenuto dal vento vince la gravità per il tempo sufficiente – un secondo, due al massimo – in cui gli occhi lo allineano sulla sabbia adagiandolo dapprima sul margine lontano. Il carretto di abiti é gigantesco se pensi che lo porta un uomo solo – forse marocchino – e fa soste come fermate di autobus. Ad ogni fermata si avvicinano donne ad estrarre abiti, rovinando la simmetria perfetta. Non hanno bisogno di un altro capo, ma sono motivate dall’occasione mista alla ricercatezza della merce arrivata da terre d’oriente. I cavalloni invece non si fanno distrarre e proseguono a percuotere la riva.

Ombrelloni 2/3 – Sfidano gli sguardi preoccupati per il vento, sfidano il sole, la sabbia, il mare e i gabbiani che li guardano dall’alto. Teli coraggiosi piantati sempre troppo debolmente. Ogni tanto cadono, ma più spesso resistono. Sono argine e confine, meta e ristoro, ombra nella luce e casa amovibile di una giornata d’estate. Poi si ritorna.

Ombrelloni 3/3 – I più belli sono quelli con cupola ampia ma di spessore piano – giacché non è importante la rotondita’ accentuata -, e con cambio di colore nella parte interna, come fosse carta da parati, cosa che dà ancora di più la sensazione di trovarsi dentro una residenza temporanea fatta solo di tetto senza porte nè finestre ma, rigorosamente, con vista mare ravvicinata. Tutto il resto è attesa del tramonto.