Vittorio non aveva sonno

In tempo di immigrazioni, di polemiche di ogni genere, mi andava di creare una piccola storia, metaforica ovviamente, sul senso di questa (mancata) integrazione tra “noi” e “loro”, e l’ho fatta pensando ad una situazione delle tante che possono capitare, persino nelle nostre città, un po’ troppo semplicisticamente ritenute “isole felici”. Felici di cosa?

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Il ragazzo di colore deve essere uno di quegli immigrati arrivati in città a vagonate.  Sono ormai dappertutto, di giorno e di notte. Si atteggia pure a figo: barba, giubbino scuro, cappuccio, mani in tasca, andatura lenta. Per definizione, il figo cammina piano, si guarda intorno con quel senso di superiorità che lo contraddistingue. Mai visti i fighi correre.
Pochi minuti fa ho sentito in un bar di piazza Don Bosco dell’attentato a Parigi, islamisti che uccidono decine di persone senza alcuna pietà. È la notte del 13 novembre, e non ho sonno.

Luci bianche fortissime ed intermittenti su di me, se non fosse per il dolore mi sembrerebbe di stare dentro un videogioco.
Intorno a me facce tirate, voci concitate. Respiro tramite una mascherina, l’ultima cosa che ricordo è la sigaretta che rotola. Poi silenzio.

Abito in Viale Firenze, una larga strada dove le macchine di giorno vanno abbastanza forte, ma di notte sembra facciano le prove di un gran premio. Chissà perché la notte corrono di più. Forse per sfanculare il traffico del giorno. Le 2 di notte sono l’orario migliore per accendersi una sigaretta in questo autunno che sa di primavera.
Mentre la fiamma dell’accendino brucia il tabacco, avverto i suoi passi dietro me. Non mi piace per niente, ma non voglio ammettere a me stesso di aver paura di lui. Paura di cosa, poi.
Di fronte mi viene incontro un ragazzo della mia età con la faccia più rassicurante, mi sorride, forse mi conosce.
– Ciao, scusa, hai una sigaretta? 
Di giorno gli avrei detto no, ma di notte sembra che ci sia più complicità, e poi la presenza di quello strano tizio alle mie spalle, devo ammetterlo, un po’ mi intimorisce. Ma sì, gliela dò questa sigaretta.
Mentre frugo nella tasca del giaccone, distolgo per un attimo lo sguardo dal ragazzo che mi sta di fronte che continua ad intavolare la discussione, come se fossimo amici.
Quello di colore, invece, non lo vedo più nel mio campo visivo, avrà cambiato strada. Mi sento istintivamente sollevato.
– Sì, ho sentito di Parigi, ero nel bar. Aspetta un attimo.
Finalmente trovo il pacchetto ma non faccio in tempo ad estrarre la sigaretta perché mi blocca una fitta nel fianco che è di quelle che mi fanno perdere il fiato. Mi si piegano le gambe e mi ritrovo a terra senza nemmeno capire perchè. Non so se è più forte il dolore oppure il tremendo calore che mi accende il corpo.
Mentre sto per perdere i sensi, l’ultima immagine è per il ragazzo nero col cappuccio che adesso inizia a correre, abbandonando il passo da figo e assumendo quello dell’assassino. La vista mi si annebbia, la sigaretta si spegne nella pozza di sangue sul marciapiede. Ma perché sono rimasto fuori casa stasera?

Un signore con il camice bianco mi sveglia toccandomi il viso. Apro gli occhi sollevato almeno di non vedere quelle fastidiosissime luci bianche. Alle sue spalle mi sembra di vedere il nero con la barba: allora non me l’ero sognato!
Quello col camice si accerta che i miei occhi siano aperti, poi parla piano.
– Ben svegliato, la tua milza è salva, ti è andata benela lama l’ha toccata solo di poco, per tua fortuna questo giovanotto ha messo in fuga il ragazzo che ti ha accoltellato, poi ha chiamato l’ambulanza. È rimasto qui per vedere come stavi.
-Ciao amigo, piascere, Omar. Ho preso io tue sigarette.
E mi porge il pacchetto. L’orologio di fronte al letto segna le 3.
Tirare fuori una sigaretta mi sembra l’unico modo che ho per scusarmi di quello che ho stupidamente pensato di lui.
Grazie mille Omar, io sono Vittorio. Tu fumi?

Un commento su “Vittorio non aveva sonno

  1. Chiara rivelazione di una realtà spesso condizionata dalla suggestione e pregiudizi. Stesura di un racconto breve, fatto di poche parole, ma intenso…

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